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lunedì 28 maggio 2007

The Encyclopedia of Life - L'enciclopedia della vita

The Encyclopedia of Life - L'enciclopedia della vita


"Imagine an electronic page for each species of organism on Earth, available everywhere by single access on command." - Edward O. Wilson

http://www.eol.org

Eol porta l’attenzione sulla biologia e sulla creazione di un “ecosistema di pagine web” dove catalogare informazioni, notizie, riguardanti il pianeta Terra e i suoi abitanti: il video dimostra in maniera convincente quali possono essere gli sviluppi di un simile progetto, un’idea affascinante e per certi versi unica, come Wikipedia.

Leggi l'articolo di approfondimento su The Daily Bit

E su
Ecosistemi Digitali
(Ning)



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giovedì 17 maggio 2007

L'importanza dei legami deboli nelle reti sociali

Leggendo in giro sui Blog trovo opinioni discordanti sul ruolo che i social network ( Linkedin e Neurona, solo per citarne un paio) possono avere nella struttura delle reti sociali professionali partendo dalle raccomandazioni globali con LinkedIn,

Neurona.com LinkedIn

Leggo opinioni discordanti anche sulle differenze strutturali di social network particolari, come quella di Granieri - che preferisce ad esempio Neurona, oppure LinkedIn e linkedOut di Dario Banfi.

Affrontando l'aspetto da un altro punto di vista, vorrei prendere spunto dalla tesi di un importante sociologo che chiarì l'importanza dei legami deboli nelle reti sociali.

Conoscerete senz'altro la teoria dei sei gradi di separazione di Stanley Milgram che più volte viene citata sui blog che trattano l'argomento dei social network, altrimenti potete leggere si Wikipedia di cosa si tratta:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gr adi_di_sepa razione_(sociologia)

Nel 1973 Mark Granovetter, un sociologo che insegnava alla Johns Hopkins University di Baltimora (e appena tre anni prima di Milgram) aveva pubblicato un articolo sul fenomeno dei "piccoli mondi".

Il suo nome e' legato a un importante contributo, pubblicato in due articoli degli anni 1970 sulle modalita' con cui le persone cercano e trovano lavoro...
L'idea e' che i legami ( relazioni ) DEBOLI risultano essere più importanti delle amicizie forti e radicate. Secondo Granovetter la società e' strutturata in cluster altamente connessi, o cerchie molto ristrette di amici dove tutti conoscono tutti.

Sono pochi quei legami con l'esterno che mettono in contatto questi gruppi con il mondo delle nostre relazioni. Questi legami svolgono una funzione critica nella intermediazione.
Nella ricerca di nuove opportunità di lavoro dunque può essere utile uscire fuori dalla cerchia di amicizie note per affidarsi a legami deboli in grado di aprire la comunicazione verso altri cluster o gruppi di individui..

Ad esempio se noi cerchiamo lavoro non dobbiamo limitarci a farlo sapere alla nostra ristretta cerchia di amici stretti e parenti.
Secondo questa teoria sono i legami deboli, gli amici degli amici degli amici, che ci mettono in condizione di trovare quello che cerchiamo
Questa tesi e' stata ampiamente dimostrata in varie occasioni e attivita' umane e, recentemente, anche sul World Wide Web.

E' un concetto sottile, ma assi importante, quello esposto da Granovetter, poiche' i ponti dei legami deboli consentono la tenuta delle reti sociali.

Inoltre e' provato che i legami forti non sono quasi mai rilevanti sotto questo profilo e si possno eliminare senza produrre gravi danni al grafo della relazione tra reti diverse. I ponti, cioè, sono costituiti quasi sempre da legami deboli.

Il social networking favorisce questa condivisione delle amicizie e dei contatti per creare una rete di rapporti in cui nessuno è sconosciuto e chiunque è identificabile in quanto "amico di" un altro.

A partire dal 1998 alcuni fisici hanno studiato il fenomeno del "Piccolo Mondo" utilizzando una rete facile da maneggiare matematicamente: Internet.
Prima di allora era molto difficile studiare questi fenomeni, perche' le reti sociali o gli ecosistemi hanno una evoluzione lenta e difficilmente si possono riprodurre dei modelli di simulazione al calcolatore...

In una pubblicazione su Nature, nel giugno del 1998, nell'articolo Collective dynamics of small world networks di Duncan Watts e Steve Strogatz, due ricercatori della Cornell University di New York ripresero il concetto che una qualunque persona nel pianeta è separata da ogni altra da un numero limitato di relazioni.
Piu' recentemente un altro fisico, Lazlo Barabasi, ha scoperto alcune leggi che permettono di seguire l'evoluzione di ogni tipo di rete, chiamata a invarianza di scala

Dagli questi studi sulla teoria delle reti sono nate una serie di piattaforme che hanno cercato di attuare, in pratica, il principio dei "sei gradi di separazione", favorendo la creazione di reti sociali tra individui che si conoscono ed individui che non si conoscono affatto, proprio attraverso il meccanismo della presentazione o della "conoscenza indiretta" (il principio per cui "gli amici dei miei amici sono miei amici").

Per quanto riguarda la qualita' (che secondo Nicola diminuirebbe con l'aumentare delle dimensioni dei gruppi)? Sono d'accordo con lui. Ma certo e' importante definire prima gli obiettivi e definire cosa di intende per qualita'. Intendo: la qualita' deve essere quantificabile e contestualizzabile.

Per esempio: quando devo vivere una vita di relazione, passare il mio tempo libero con persone che amo, che conosco intimanente, continuero' a frequentare sempre un gruppo formato da non piu' di 40-60 persone. Questi sono i miei legami forti. Ci sono studi di antropologia che confermano che gruppi piu' numerosi sono meno coesi.

Quando invece dovro' raggiungere degli obiettivi diversi, alimentare il tessuto sociale che possa pemette di migliorare il mio "status", beh, mi fara' molto utile utilizzare i "cluster" che accorciano la dimensione delle reti di conoscenze.

Nel mio lavoro se riesco a ottenere una "scorciatoia" e conoscere una persona passando per 2-3 persone invece che attraverso una lenta e lunga ricerca avro' dei vantaggi competitivi...

Il bello è che si è recentemente scoperto che anche il World Wide Web e molte altre reti, come quelle degli ecosistemi viventi, funzionano nello stesso modo.

L'unica differenza è che internet e il Web si sono formate in decenni mentre le catene alimentari in natura (gli ecosistemi) si sono evolute nel corso di milioni di anni.

Quali sono le analogie di queste reti cosi' apparentemente diverse?

Consiglio a chi non ha mai letto di questi argomenti, e desideri approfondire, di fare una ricerca su Google e Wikipedia su seguenti concetti:

teoria del mondo piccolo

legge di potenza
reti a invarianza di scala
preferential attachment
fitness dei nodi di una rete


Queste leggi matematiche sono anche alla base del comportamento di reti "aristocratiche" tra cui Internet, il Web, le reti sociali di persone, le reti di diffusione delle epidemie, la rete degli scambi proteici di una cellula, le relazioni sessuali tra individui, le preferenze come le mode, ecc.
Sono cioe' tutte reti a invarianza di scala.

Qualcuno ha letto il testo di Albert-László Barabási dal titolo "LINK" edito da Einaudi nel 2004?

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensate...

Arouet

lunedì 30 aprile 2007

Moltiplica le tue opportunità di business con DEP (Digital Ecosystem Project)


Il "Digital Ecosystem Project" è un progetto che nasce con l'obiettivo di consentire alle PMI, ad enti/associazioni e agli studi professionali di conoscere le enormi potenzialità del funzionamento delle reti promosso da Inter.media sul social Network Neurona
intermedia

Tra le finalità di studio che si pone il progetto "Digital Ecosystem Project" vi è quello rivolto a un incremento della visibilità e della riconoscibilità del marchio e dei prodotti aziendali grazie a un incremento del posizionamento sui motori di ricerca, in primo luogo Google che, oggi, soddisfa la maggior parte delle richieste dei navigatori.

Tra le aziende/associazioni promotrici del progetto, oltre a Intermedia e allo stesso Club Internazionale dei Diritti del Turista ci sono la Web Agency Time&Mind, l'associazione Popai, la rivista The Daily Bit.


COME FUNZIONA

In analogia al significato di “ecosistema biologico” che vede nell’interazione fra gli elementi di una comunità di organismi e l’ambiente in cui essi vivono la sua essenza, un ecosistema digitale ha l’obiettivo di svilupparsi grazie alle interazioni fra le parti di cui è costituito: pagine Web e link.

Un ecosistema digitale, in termini operativi, si traduce in una quanto più possibile fitta ramificazione di pagine Web interconesse che ha nelle piattaforme del Web 2.0 (YouTube, Flickr, Blogger, MySpace, Xanga, LinkedIn, Second Life...) le estremità e nel portale aziendale il tronco verso il quale tutti i rami convergono.

I motori di ricerca apprezzano i collegamenti perché rappresentano un segno di “credibilità” del sito oggetto dei link. Il Web 2.0, attraverso i suoi potenti strumenti di social networking opportunamente utilizzati grazie a una accurata pianificazione strategica, rappresenta una grande opportunità per creare “visibilità”.


PER PARTECIPARE AL PROGETTO E' NECESSARIO:


  • essere titolari di un sito Internet (di qualunque tipo purché relativo a un'azienda, studio professionale, ente o associazione);
  • iscriversi gratuitamente alla Comunità Ecosistema Digitale su Neurona
  • comunicare al Coordinatore della Comunità il dominio del sito che si intende far partecipare al progetto con una breve descrizione (max 500 battute);
  • allestire all'interno del proprio sito una sezione chiamata Digital Ecosystem Project nella quale pubblicare l'elenco completo dei partecipanti al Progetto con i relativi link e le descrizioni che verranno forniti dal Coordinatore;
  • impegnarsi a fornire l'andamento delle statistiche di accesso al proprio sito per un periodo di sei mesi con cadenze mensili.

Il Coordinatore della Comunità si riserva di non accettare o di eliminare dal Progetto i membri che non rispettino le regole citate o che utilizzino il Progetto stesso per scopi immorali, fuorvianti o lesivi dell'immagine della Comunità stessa.

Più membri parteciperanno al Progetto maggiori benefici si riuscirà ad ottenere in termini di posizionamento on-line e di incremento del Page Rank e del numero di visitatori. I risultati saranno resi pubblici e presentati nel corso del Convegno Annuale di Intermedia che si terrà a novembre 2007.

venerdì 16 marzo 2007

The Emergence of the Creative Enterprise

Sono le invenzioni geniali di pochi singoli illuminati a fare progredire la scienza o l'intelligenza collettiva di molti individui che lavorano in gruppo?

Mi è capitato recentemente di leggere un interessante post dal blog di Layla Pavone.

Nella sua riflessione il Presidente di IAB Italia e IAB Europa siscale free network interroga su cosa muove il mondo, cioè su cosa consente alla creatività di un popolo di farlo progredire nella scoperta scientifica e tecnica.

Layla Pavone riporta quella che è la conclusione del libro "The Wisdom of Crowds" scritto da Jim Surowiecki, giornalista del New Yorker, il quale sostiene che è l'unione di piu' intelligenze, l'integrazione di molteplici punti di vista, a creare più valore di quanto possa crearne il genio isolato di una mente illuminata.

Tuttavia non è sempre stato così.

Albert-László Barabási, professore in fisica statistica della Università di Notre Dame, ha dimostrato in un articolo [1] apparso su SCIENCE, che nonostate per secoli gli individui impegnati in ogni campo del sapere scientifico si siano tenuti legati da una rete invisibile, comunicandosi le loro scoperte, tuttavia gli studi e le relative pubblicazioni scientifiche erano sempre stati fenomeni legati a singole iniziative culturali.

Le più grandi idee attribuite a Galileo, Netwon, Darwin e Einstein possono dunque essere descritte topologicamente da una geografia di nodi isolati.

Anche nella prima metà del XX secolo la rete di scienziati, che pure si organizzarono in singole squadre di individui estremamente collaborative, tendevano e creare isole. Pensiamo ad esempio alla stretta collaborazione di scienziati come James Watson (zoologo e genetista) e Crick (un fisico), i due scienziati che scoprirono il DNA che furono responsabili della rivoluzione scientifica più importante degli ultimi due secoli dopo la scoperta delle leggi di Mendel.

Ma erano purtroppo ancora collaborazioni legate all'interazione [link] di pochi individui isolati, gruppi di lavoro che non comunicavano con altri gruppi.

Solo quando si resero necessari obiettivi internazionali come il Progetto Genoma Umano, oppure la ricerca della "particella di Dio", il bosone di Higgs, parametro chiave del modello standard, si sentiì l'esigenza di una collaborazione estesa su scala planetaria.

Tali ricerche non sarebbero state possibili senza una collaborazione tra migliaia di individui strettamente interconnessi con centinaia di centri di ricerca internazionali, collegati da una invisibile rete di collaborazioni e la co-pubblicazione di milioni di scritti scientifici.

Il merito di Barabási è di avere dimostrato scientificamente le intuizioni di Jim Surowiecki, descrivendo queste relazioni tra nodi mediante un solido linguaggio matematico.

La rete di collaborazioni tra scienziati e autori di pubblicazioni scientifiche è una rete a invarianza di scala, che cresce con legge di potenza.

Un esempio citato nel suo articolo è quello di Paul Erdos, il padre della teoria delle reti casuali, scienziato che con più di 500 collaboratori, può essere preso come il miglior esempio conosciuto di rete collaborativa tra matematici.

Barabási ha matematicamente dimostrato che il Web, la cellula di un organismo vivente, o una rete sociale è guidata dai medesimi meccanismi che ne regolano la sopravvivenza e la propria evoluzione.

La dinamica di queste reti fa sì che esse seguano la stessa strada evolutiva. Pur essendo reti "senza ragno", cioè senza un supervisore centrale, esse hanno tendenza ad auto-organizzarsi. Per gli organismi ci pensa la legge dell'evoluzione biologica, per le reti complesse come internet è la legge di potenza.

Oggi le grandi scoperte scientifiche sono legate alla collaborazione di centinaia, migliaia di individui. Non è solo una questione di costi (i laboratori moderni hanno bisogno di enormi investimenti statali e intergovernativi). E' un problema soprattutto legato alla complessità.

Barabási ha inoltre dimostrato che nelle reti collaborative è importante sia la presenza di menti dotate di grande intelletto ed esperienza (i singoli guru, individui illuminati ed estremanente dotati intellettualmente) che giovani menti dotate di creatività e portate all'innovazione.

I primi hanno il compito di "guidare" il gruppo, di ragionare per inferenze, e risparmiare tempo computazionale grazie alla loro lunga esperienza passata a studiare su modelli teorici per anni durante notti insonni. I secondi quelli di portare al gruppo esperienze collaborative e idee fresche innovative.

Una teoria matematica che spieghi la dinamica delle scoperte umane non può più quindi essere più solo legata all'apporto di un singolo individuo.

Anche le imprese più competitive del XXI secolo saranno quelle che potranno sfoggiare gruppi di lavoro composti da individui con una giusta combinazione di " expertise" (saper fare), esperienza, creatività e innovazione.


Claudio Pasqua


[1] Albert-László Barabási - Network Theory - the emergence of the Creative Enterprise - SCIENCE, 29 April 2005